Buon compleanno Orto Insorto

compleanno orto_insortoOra come un tempo tutte le periferie delle città italiane sono puntellate di orti, se ne possono trovare a decine, a ricordo dell'antico retaggio della nostra tradizione contadina. Chiaro segno, una volta abbandonato l'agro per l'urbe, dell'elementare desiderio di un contatto con la terra e i suoi frutti, ineliminabile bisogno di autoprodurre anche in mezzo a tonnellate di cemento.

Favorire la condivisione e la socialità di uno spazio, soprattutto quando lo squallore urbanistico si aggiunge ai mille impedimenti nella formazione e ricomposizione del tessuto sociale urbano. Magari riscoprendo il piacere dello stare in piazza, delle belle piazze di un tempo quando l'incontro era dettato dal piacere dello stare assieme in un luogo riconosciuto come il proprio. Quando la costruzione di orti e giardini urbani avviene dal basso poi, esulando cioè dalla ingombrante partnership delle istituzioni o comunque cercando di interagirvi da pari a pari tra chi promuove e chi "autorizza", la riappropriazione degli spazi residuali appare in tutta la sua potenzialità per l'ovvio merito di rendere attiva una parte di popolazione che non chiede altro che occasione per mettersi in gioco al di là di logiche ideologiche, partitiche o più banalmente egoistiche.
Pare lecito pensare agli orti da due punti di vista quindi: quello naturale e quello sociale.

Nella capitale Zappata Romana ha contato oltre 100 spazi verdi condivisi tra orti, giardini e "giardini spot" ad opera di cittadini e associazioni che in prima persona decidono di curarsene. In un contesto metropolitano dalla crescita incontrollata, con uno stacco netto tra centro e periferie quasi a voler cementare nella storia la millenaria articolazione dell'urbe tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori le mura della città, gli spazi verdi condivisi contribuiscono - e ormai da lungo tempo - alla lotta al degrado urbano e sociale o anche solo ad attenuare lo stress che il ritmo frenetico impone.

Per questo ci sembra bello festeggiare assieme il primo compleanno dell’Orto Insorto di Tor Pignattara e Quadraro.
Gli insorti sono persone che vivono in zona: «Tutti insieme gestiamo in modo autonomo e libero, fuori da partiti e istituzioni, 6000 metri quadri di terreno tra Torpignattara, Vigne e Quadraro, lasciato abbandonato per 30 anni dall'Inps. E' un terreno in cui si coltivano piante e si trapiantano alberi, dove si studia la vegetazione spontanea e la fitodepurazione in un contesto assai complesso come quello urbano».

Questo tentativo di ricostruire a piccoli passi il tessuto sociale urbano è in piena sintonia con il nostro approccio. La messa in gioco personale in uno spazio residuale da trasformare in una piazza fiorita, rivendicandolo come verde e da tutti fruibile; dove sia possibile passare il tempo libero e poter assaporare i frutto del proprio ingegno con l'ambiente circostante. Messo a disposizione della cittadinanza, potendo diventare un laboratorio a cielo aperto in un epoca in cui la scuola pubblica è carente e bisognosa pure dei gessetti per le lavagne; aperto alla virtuosa pratica del riuso, nel tentativo di ricostituire il legame mai interrotto tra città e campagna, reimparando dalla natura e dai suoi ritmi.
 

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