Il 30 novembre dopo 66 anni chiude la libreria Croce a Roma

libreria universitaria_milano-713809Gli effetti della crisi e le conseguenze del libero mercato continuano a palesarsi in modo univoco e robotico contro la cultura. La grande distribuzione vince ancora e la storica libreria di Corso Vittorio a Roma, fondata nel 1945 da Remo Croce si piega alle logiche che vedono prevalere sempre di più le catene dei Megastore e le agevolazioni negli sconti di cui queste possono avvalersi nelle fasi di acquisto di stock immensi dalle case editrici.
Aldilà dell'amarezza per la chiusura di una realtà che ha costituito un punto di incontro e un motore fondamentale per lo sviluppo del movimento letterario della capitale ci hanno profondamente colpito i commenti a fondo della notizia sui vari Corriere.it o il Messaggero.
Molti utenti sembrano quasi accogliere con soddisfazione il fatto che i siti di vendita online presto soppianteranno il vecchio circuito delle librerie e delle file alla cassa. Pur essendo totalmente a favore della rete la cosa sembra far avverare mestamente le teorie proprio dell'icona cyber Jaron Lanier secondo cui presto un uso distorto di internet può favorire solo un sistema in cui il web sarà incapace di produrre vera innovazione, limitandosi ad una operazione di monotono riciclo e ricombinazione di vecchi contenuti poltiglia, in cui ogni individuo rischierà di alimentare sempre di più un sistema di conoscenza narcisistico e coincidente alla sua matrice culturale di partenza. Lo scenario di facebook in questo senso dove viene rimpallata a libitum sempre la stessa notizia da Repubblica.it è aberrante. La chiusura delle librerie come Croce in questo senso si pone sempre più nell'ambito di quella tendenza profetizzata anche da Bauman e che vede scomparire lo spazio sociale inteso come Agorà del confronto e della condivisione. Un territorio che venga privato di spazi pubblici offre scarse possibilità perchè le norme vengano discusse, i valori messi a confronto e perchè ci siano scontri e negoziati. I giudizi su cosa è giusto e sbagliato possono solo discendere dall'alto e da ragioni impenetrabili se non per l'occhio più acuto. Amen.

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