Dopo il successo dell'edizione zero dello scorso Gennaio, torna a Roma nella prestigiosa e immensa dimensione del Forte Prenestino la nuova edizione del Nolebol Festival. Il 6 e il 7 luglio, oltre quaranta gruppi e decine di generi diversi saranno i protagonisti di una due giorni con tante performance e innumerevoli sconfinamenti nella videoarte, la forografia e la grafica.
Secondo gli organizzatori questa edizione estiva sarà ancora più ricca di proposte e tenderà, come la prima, alla creazione di una rete che unisca insieme gruppi /band /piccole etichette e artisti per una gestione autonoma e autogestita del proprio materiale espressivo. Proprio nel corso di Italia-Spagna per una breve intervista abbiamo incontrato Marcho dei Gronge, uno dei promotori di tutta l'iniziativa e Fabrizio, che sarà uno dei protagonisti sul palco con i suoi Cobol Pongide. Poi come Fusoradio e grazie alle dirette di Nartradio seguiremo in diretta tutto il Festival.
Come Gronge rappresentate da sempre un'esperienza che si alimenta di molte forme d'arte oltre la musica. Avete trasmesso questa attidudine anche nello spirito di fondo del No Lebol Festival?
Fondamentalmente la cosa che a noi interessa con questa rassegna è creare una sorta di addensato attorno l'aggregato musicale, agganciando e valorizzando anche tutto l'indotto sullo sfondo. Sia che si parli di grafica, fotografia, installazioni, clip e così via.
Si, negli anni '80 l'esperienza dei Gronge è cominciata come sorta di laboratorio multimediale, per quello che poteva significare allora un'espressione del genere. In una dimensione primitiva facevamo live con delle diapositive in movimento. Pensare al fatto che ora pure le diapositive si siano estinte da un senso di preistoria al tutto...Il nostro è un interesse per l'espressività è generale, poi certo il fulcro e il filo conduttore è sempre stata la musica. Continuiamo ancora oggi con questa impostazione e il nostro nuovo video Graffiti 3, realizzato grazie all'aiuto di Fabrizio Cobol Pongide può darne un'idea. Anche lui farà parte del festival e la sua impronta situazionista rispecchia molto lo spirito di tutta la vicenda.
Ci volete parlare dell'edizione zero dello scorso Gennaio? Cosa cambierà a Luglio?
Allora questo inverno il tutto si è delocalizzato in tre circoli Arci al Pigneto a Roma ed è andato molto bene. 400-500 persone a cavallo di un periodo in cui solitamente le masse studentesche tornano a casa per le feste può ritenersi un succsso. In più abbiamo anche avuto modo di realizzare una compilation con tutti le band che hanno partecipato alle serate. Il novanta per cento dei gruppi coinvolti infatti sono stati portati allo studio di registrazione dello Spazio Sociale di Cento Celle Aperte dove hanno registrato un pezzo che ora uscirà nella raccolta Nolebol I che sarà proprio presentata nel corso della nuova edizion al Forte Prenestino. Nel nostro piccolo la condivisionedi questa pratica suggerisce molto del progetto che vogliamo inseguire.
Ora con 40 gruppi a Luglio sarà ancora più impegnativo, ma ognuno avrà il suo brano registrato.
Siamo partiti dalla constatazione che la realtà distributiva e produttiva italiana è inesistente. Siamo sempre di fronte a tanti prodotti eccellenti che sbattono contro lo stesso muro. Il più delle volte bisogna affidarsi a intermediari perdendo soldi e tempo senza trovarsi poi niente in mano.
Nolebol prima di tutto vuole essere un portale che raccoglie tutte queste esperienze e se ne fa portavoce
e promotore in un'ottica assolutamente orizzontale. Logicamente non vogliamo nemmeno proporre un ente di beneficenza. Si vuole investire concretamente sui gruppi per reinvestire e tirare avanti con le proprie forze senza ricorrere a spot o padroncini. Ci sforziamo di far capire che ogni gruppo avrà sempre una quota del tutto e non ci sono nè amministratori nè logiche di comando.
Come avete scelto i gruppi, tra realtà che già conoscevate o che condividevano gli stessi circuiti dove già vi muovete?
Si, porta a porta. Amici, tra i locali. Personalmente giro sempre abbastanza spesso e sono aperto alle novità. Vorremmo solo cercare di mantenere un livello di qualità alto. Magari non nella resa tecnica dei singoli musicisti, ma soprattutto nell'originalità della proposta. Guardando al cartellone della seconda edizione possiamo ritenerci soddissfatti. Dispo, Father murphy, Fuzz orchestra, Hysm?duo, Hiroshima rocks around, Llili refrain e tanti altri tutti insieme è un bel vedere.
Molti hanno suonato anche a gennaio. Altri no.Il Festival del resto è itinerante e non vogliamo rimanere fissi. Magari come quei festival che fanno la cosina a cadenza annuale. Vogliamo spargerci a macchia d'olio. Vorremmo che chiunque possa organizzare un Nolebol. L'importante è che abbia in comune con la casa madre alcuni principi base. Non sono nemmeno così tanti. Su tutto l'originalità è la coerenza artistica, anche se il termine preso dal lato sbagliato potrebbe far schifo
Come vi siete organizzati per la componente non prettamente musicale del Festival?
Allora, nella prima edizione c'è stato tentativo di musica per immagini. Verrà ripetuto con 2 - 3 performance. Poi interverrà dj Balli di Bologna. Le sue sono esibizioni molto particolari. Si serve di chiodi e carta vetrata e lascia il segno. Ci sarà un'esposizione con le fotografie scattate al primo Nolebol. Poi Macchine di scena agirà in tempo reale
riprendendo le performance. Non mancheranno i live di graffiti, ma soprattutto faremo intervenire molti copertinari, per dare quadro completo al tutto.
Vi siete ispirati a qualche Festival in particolare?
L'esigenza nasce dopo 30 anni che stai in giro e vedi che non cambia niente. Tanti festival interessanti sono nati da due persone, ma poi man mano che la cosa cresce nasce il comitato direttivo, il gruppo marketing e si snatura il tutto. Noi vogliamo rimanere in una dimensione orizzantale e tutti partecipano con quello che possono dare.
L'obiettivo è cercare di tirare fuori un micro reddito. Per adesso siamo al rimborso spese perchè veniamo dall'edizione zero. Daremo a tutti i file delle registrazioni, e chi vorrà stamperà in proprio. Negli altri festival vieni selezionato, arrivi, suoni e te ne vai. Qui c'è un percorso collettivo. Chi non ha nulla può portare delle idee. Tipo quella di una specie di Gambero rosso del musicista, dando segnalazioni sul livello dei locali. Chi appartiene al carrozzone e apre internet così può controllare dove ci sono le situazioni migliori. Anche i gestori saranno più attenti.



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I gruppi tendono ad accontentarsi, questo è un modo di riappropriarsi del proprio destino?
Non lo so, gli anni '80 sono sempre stati spacciati come merda. Quando c'è una crisi come in quel periodo c'è sempre più fermento. Perchè ora non tirar fuori di nuovo la testa? Anche quando tutti parlano di crisi ti accorgi che la tecnologia è avanzata, per un certo tipo di attività le spese si sono abbassate e si può creare un creative common interno per autoalimentarsi. Fabrizio tramite il co-founding e situazioni come quelle di Produzioni dal basso è riuscito a prodursi il disco.
Una delle idee d partenza di questo progetto parte dalla considerazione che in Italia ci saranno 10.000 persone che sentono musica veramente indipendente. Perchè non metterle in condizione di condividere tutto e garantirgli un livello di qualità base. Vogliamo creare un'antietichetta che sia un veicolo di musica sana. L'idea è fare un festival che ha bilancio trasparente e alla luce del sole e che tutto quello che riesce a tenere in attivo lo reinveste in telecamere o microfoni a disposizione per tutti.
Avete fatto qualche errore a gennaio che non vorreste ripetere?
Nessun in particolare, vanno solo conosciute meglio le persone, ma tutti gruppi sono andati via con il rimborso spese. Per questa edizione il Forte prenestino ci è venuto in mente perchè sapevamo che Occhi rossi non si faceva e ci siam proposti di sostituirlo. Aldilà del prestigio del Forte ci teniamo però a ribadire la nostra dimensione itinerante. Il nomadismo è il segreto della felicità.
